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I Fantasmi di Castel Sant'Angelo
08 Settembre 2015

I Fantasmi di Castel Sant'Angelo

Nella notte tra il 10 e l’11 settembre, una leggenda narra che il fantasma di Beatrice Cenci si aggira, dal 1577, data della sua morte, sul ponte che porta a Castel San’Angelo.

Quando le campane segnano lo scoccare della mezzanotte una figura di donna cammina silenziosamente lungo il ponte, tenendo in mano una testa umana e, dopo essersi affacciata sul Tevere, torna a camminare sparendo misteriosamente nel nulla.

La Storia
Beatrice Cenci apparteneva ad una potente e nobile famiglia del tardo Rinascimento di Roma costretta a subire, fin da bambina, le violenze del padre. Dopo anni di soprusi, Beatrice decise di contattare, con una lettera, il Pontefice per raccontargli la sua storia, con la speranza di uscire da questa spiacevole situazione, ma non fu minimamente ascoltata.

Quando la disperazione prese il sopravvento, Beatrice, insieme ai suoi fratelli e al suo presunto amante, decise di uccidere Francesco Cenci. Un giorno del 1598 al bruto padre gli fu conficcato un chiodo nel cranio ed uno in gola e venne buttato giù da una finestra, per simulare un incidente.

Il corpo fu subito nascosto, ma l’assenza del nobile venne subito notata, le guardie dopo attente ricerche trovarono il corpo e dopo aver constatato che le ferite non erano compatibili con l’accidentale caduta decisero di interrogare i membri della famiglia Cenci per chiarire l’accaduto. Così dopo estenuanti torture corporali Beatrice confessò l’assassinio del padre e venne condannata, insieme al fratello e alla madre al patibolo.

Il popolo di Roma che era a conoscenza delle disgrazie della famiglia cercò di evitare che venissero giustiziati, ma senza successo; il Papa Clemente VIII senza ascoltare nessun appello decretò la morte dell’intera famiglia che venne decapitata di fronte a Castel Sant’Angelo l’11 settembre 1599.

Il Fantasma
Dopo quel triste giorno dove una intera famiglia fu decapitata, l’anima di Beatrice iniziò a vagare sul ponte e molti giurarono anche di averla vista nella vicina chiesa di San Clemente, una dimostrazione del fatto che la sua tormentata anima non trovò mai pace, neanche dopo la morte.

Anche dopo circa 200 anni dalla sua morte, la sua statua situata nelle tombe San Pietro in Montorio, fu distrutta e con la sua testa venne utilizzata, secondo i racconti, per giocare a palla dai militari.

Questa triste storia viene ricordata da una targa posta nel 1999, durante i cinquecentesimo anniversario dell’accaduto, in via di Monserrato.

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