
FONTANA DI TREVI

La Fontana come la vediamo oggi, ebbe una nascita lunga e travagliata; venne infatti realizzata nel corso di diversi decenni. Il primo pontefice che volle modificare l’area dove sorge la fontana, apparteneva alla famiglia Barberini ,Urbano VIII, nella prima metà del ‘600, che affidò il lavoro al Bernini. L’opera del Bernini non potè essere realizzata perché la famiglia Barberini venne investita da un processo e il successivo pontefice Innocenzo X Panphili affidò al Borromini il progetto di convogliare l’acqua fino a P.za Navona. Seguirono progetti di altri famosi architetti che però rimasero tutti sulla carta per i motivi più svariati.

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Solo nel 1731 con un concorso vinto dall’architetto Salvi sotto il Pontefice Clemente XII Corsini si iniziarono i lavori, prendendo spunti dal progetto del Bernini.Alla morte di Salvi i lavori furono ripresi dal Panini che li porta a conclusione nel 1762. Dalla fontana sgorga l’acqua Vergine, che ha origine dall’antico acquedotto romano dei tempi dell’Imperatore Augusto, acquedotto prevalentemente sotterraneo, nato sull’attuale Via Collatina nell’Agro di Salone, per portare l’acqua fino al Pantheon, visibile anche a P.za del Popolo. Fu distrutto dai Goti nel 537-538 e ricostruito successivamente. Tema della scultura è il mare, in stile barocco, è un cocchio a forma di conchiglia su cui si erge Oceano trainato da cavallucci marini e tritoni. Vi lavorò lo scultore Bracci. Sotto la fontana negli anni ’90 fu scoperta una stratificazione di vari edifici, il più antico sembra essere di età neroniana.

Probabilmente l'imponenza stessa della fontana è all'origine di leggende e aneddoti che le si infittiscono attorno. (fonte Wikipedia)
- Il lancio della monetina: la tradizione più conosciuta e persistente dice che lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città. Si ignorano le origini della tradizione, che però potrebbe scaturire nell'usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali.
Il comune di Roma ha deliberato che tutte le monetine recuperate siano destinate alla Caritas della capitale; il che non impedisce a qualche "dilettante" di fare recuperi personali, se non ci sono vigili a guardare.
- L'acqua dell'amore: quando se ne attingeva ancora acqua da bere (e l'acqua di Trevi era considerata tra le migliori di Roma, per non essere calcarea come l'Acqua Marcia; oggi si usa solo per irrigazione e per alimentare le fontane), le ragazze ne facevano bere un bicchiere al fidanzato che partiva - bicchiere che poi frantumavano in segno e augurio di fedeltà.
- L'asso di coppe: sulla destra della fontana c'è un grande vaso di travertino (detto Asso di coppe): le chiacchiere del tempo dicono che il Salvi l'avesse fatto mettere lì per disturbare la vista di un barbiere che aveva bottega lì a fianco e continuava a criticare il lavoro dell'architetto.[2]
- Turisti: oggi piazza di Trevi è un tipico caso di "turismo insostenibile": affollata ad ogni ora del giorno e della notte da centinaia di turisti, ambulanti, cacciatori di occasioni, è possibile goderne la bellezza praticamente solo fra le 3 di notte e le 9 di mattina, soprattutto d'estate e nei periodi di alta stagione turistica.
È raggiungibile con metro linea A scendendo alla stazione Barberini oppure Spagna
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